Titolo originale: Vedi Napoli, e poi, eventualmente, muori.Perchè dovrei pagare per vederlo? Per la trama. Un giovane polentone arriva a Napoli per visitare la città. Nel giro di ventiquattro ore viene rapinato, pestato, pugnalato, stuprato, raggirato, truffato col gioco delle tre carte, convinto a comprare autoradio, cellulari, macchine fotografiche digitali per l’ammontare di 3800 euro, salvo poi cambiargli il pacco con un numero di mattoni del valore di ventidue euro al massimo. L’esperienza gli cambia la vita: tornato a casa, vota e fa votare per la Lega Nord e abbraccia l’ideale della Resistenza al Terrone, una battaglia che porta avanti ancora oggi.
Note: Il titolo originale del film era “Vedi Napoli e poi muori” ma a una prima visione, il cognato del regista osservò coraggiosamente che quando era stato a Napoli in due occasioni (militare e viaggio di nozze), non gli era mai successo niente del genere. Per correttezza di informazione allora, il regista ha aggiunto “eventualmente” a quel muori, un po’ troppo forte, date le circostanze.
Intervista al regista:
AI: E’ stato difficile lavorare con dei napoletani?
Regista (sospira): Bè, no, non direi. E’ difficile all’inizio, questo sì. Perché il napoletano non lo puoi dirigere, controllare. Non puoi mai prevedere cosa farà. Ma avevamo degli addestratori esperti e non ci sono stati problemi.
AI: Avete usato solo napoletani veri?
Regista: Assolutamente. Queste nuove tecniche, gli effetti speciali… no, no. Può controllare, erano tutti veri.
Vincitore del premio Pontida 2008 come miglior regista della Bassa Padania che affronta tematiche a carattere sociale.
Ovviamente Courtney Love si è lievemente incazzata per questa pubblicità ed ha, quasi costretto, solo con le sue lamentele, il licenziamento dell'agenzia
In fondo non è difficile, caro napoletano, caro casertano.
Allora, innanzitutto devi aver fiducia nell’autorità. Fidati, sembra che non facciano niente, che stiano lì a passare le ore attorno a un tavolo a fare nomi per il leader del Partito Democratico, o ad andare a trans o semplicemente a spendere i soldi dei pochi contribuenti che non evadono.
Sembra. Ma non è così.
C’è la spazzatura dappertutto dici e con questo caldo l’aria diventa irrespirabile. Ok, è vero.
E perché non ti dai da fare? Raggiungi i tuoi concittadini e bruciala. Sono anni che mangi diossina: respirarne un po’ non ti farà troppo male.
E ancora: non fare il provinciale.
Napoli, Napoli, Napoli. Smettila. Non sei il centro del mondo.
C’è
E infine piantala di dire che nessuno fa niente per migliorare le cose. E’ notizia recente che alcuni clan chiedono il pizzo sì, ma te lo fanno pagare a rate. Mi sembra già un buon inizio.

Incurante delle minacce di morte che ha ricevuto per aver scritto che Saviano è solo uno scrittore e Gomorra è solo un libro (ci hai ferito mamma, davvero), AltaInfedeltà conclude il suo intervento sull’argomento prima di dimenticare cosa vuole dire. (Vedi post precedente).
L’editoria sembra una cosa che fa fare i libri, ma non lo è.
L’editoria è “Ce lo possiamo permettere?” e “Quanto ci andremo a perdere?”
Si tratta di investire su quello che sembra un libro e lo è per lo scrittore e per i suoi parenti, ma che in realtà è un prodotto come un altro.
Si tratta di soldi.
E che c’è di male in questo? Niente. E’ il mercato.
Chi vive del mercato ha capito che ci vuole un’altra Gomorra per vendere e un’altra e un’altra, perciò comincia a proliferare la letteratura del belpaese della camorra che non indaga e non accusa e lo fa senza talento e senza forza. E che c’è di male in questo? Niente. Finchè c’è camorra c’è speranza.
scrivere come lui e per chi lo fa, per chi pubblica libri a Napoli e per chi pubblica libri su Napoli perché Gomorra, (complice le guerre raccontate nella cronaca nera) ha sdoganato la città dopo un periodo di stanca, e adesso chi passa in libreria accanto allo scaffale su Napoli è più probabile che si dica aspetta, fammi vedere.
C’è speranza soprattutto per chi Saviano lo ha conosciuto di striscio e non se l’è fatto scappare: lo ha intervistato, lo ha fatto scrivere sul suo giornale, lo chiama amico, collega, martire, Roberto. E in cambio guadagna soldi, visibilità, contatti e click se ha un sito o un blog.
(Ehi, a proposito! Andate qui. C’è Saviano! E lo avevamo prima di tutti!)
Per chi vive sul lago di Como e ha letto Gomorra e si chiede se è tutto vero, vi diciamo che certo è tutto vero. Per chi ci avete preso? Per cazzari?
E non lo vedono questi scrittori che Gomorra racconta queste cose? Forse sono loro i camorristi.
Come Silvio Perrella che non ha dato il via a una serie di incontri tra scrittori e studenti sul tema dell’illegalità.
Nella foto in alto da sin. Pascale, Cilento,
Poliziotto corrotto, Perrella.
Come Antonella Cilento che ha scritto E’ proprio il paradiso! compiacendosi del contesto degradato in cui vive.
Come Antonio Pascale che ha scritto La sopravvalutazione degli effetti con alcuni racconti che parlano della trascurabilità degli effetti della camorra sul territorio.
Come tutti gli altri scrittoristi.
L’altra verità è che c’è un mercato che gira attorno alle due cose e le usa, le usa, le usa.
E che c’è di male in questo?
Ve lo state chiedendo davvero?

Per la rubrica:
AltaInfedeltà districa intricate questioni letterarie,
vi presentiamo
AltaInfedeltà che districa un’intricata questione letteraria (vedi post precedente).
In quell’angolo, con anni di esperienza e di studi alle spalle, gli Scrittori de Il Mattino che
Dopo averci pensato intensamente su tutta la notte, AltaInfedeltà ha capito che il problema è che non si sta parlando di una cosa sola, ma di tre.
Alcuni credono di parlare di letteratura ma gli altri gli rispondono parlando di editoria. Allora loro rispondono parlando di editoria ma gli altri la buttano sulla vita reale.
1Letterario
2 Realistico
3Editoriale
Cominciamo da quello letterario (per la vostra gioia).
La critica degli Scrittori è al libro Gomorra. Ma a noi interessa solo quello che pensa AltaInfedeltà di Gomorra perciò ce ne fregheremo bellamente di loro.
Cos’è Gomorra?
E’ un reportage? E’ un’inchiesta? Ma dove sono i nomi di questi camorristi? Dei politici collusi coi camorristi? Degli imprenditori che fanno affari con i camorristi? Dov’è l’inchiesta?
E’ un dossier? E dov’è la bibliografia? Dove sono le prove?
Dio, sì.
Gomorra è un romanzo.
Un romanzo noir. Un romanzo pulp.
(L’omm è omm se ha la pistola. I ragazzi che ammazzano con la musica nelle orecchie) .
E’ Tarantino sbattuto su alcune pagine. E’ Lucarelli sbattuto su tutte le altre.
E dopo un po’ ti piace questa cosa perché ti senti il buono in mezzo ai cattivi. E non ti rendi conto che tu sei già in mezzo ai cattivi ma che nella realtà non è così figo com’è in un libro. Com’è in Gomorra.
Dite di no?
Rileggetelo. 
Non sono dei geni questi camorristi che usano lo scratching per fregare la legge? Non sono dei furboni a farsi pagare dal Nord per smaltire i rifiuti tossici? Non sono dei cowboy moderni tra le strade del Bronx? Non sono dei duri in un mondo di Costantino?
E se non è così, se vi fanno schifo perché fanno così, se è solo la verità che Saviano riporta, allora che cazzo stiamo facendo? Perché questo libro non è una bomba? Perché non parte nessuna inchiesta? Perché Saviano è ancora vivo?
Per la scorta?
O perché non ha dato fastidio a nessuno? Anzi.
Quanti camorristi hanno Gomorra sul comodino?
Saviano è uno scrittore, non è un santo, non è un martire, non è un Peppino Impastato. Non è un Peppino Impastato.
Si può dire che Gomorra è un romanzetto pulp senza essere camorristi. Si può dire che è una lettura scorrevole e accattivante senza essere camorristi. Si può dire che è affascinante perché fa riferimento a fatti reali (avete mai visto un telegiornale?) senza essere camorristi. Si può dire che la letteratura può essere qualcosa di diverso, qualcosa che non si concentra esclusivamente sul male per sguazzare nel male e nutrirsi di male senza essere camorristi.
Dal punto di vista della letteratura non è tanto Saviano il problema: sono i Saviano. Gli epigoni, i successori che proliferano e cominciano a “vivere di camorra”.
E dicci, tu che vivi in camorropoli, hai letto davvero in Gomorra qualcosa che non sai? Non sai che vivi immerso nella spazzatura? Non sai che questi si ammazzano per strada? Non sai che compri il fumo da un ragazzino di diciotto anni?
Sì lo sai.
Ma guarda un po’: Gomorra potevi scriverlo anche tu! E non ci hai pensato!
Che coglione.
Amici e nemici.
Ma è anche un sito di cazzeggio letterario.
Per i pigri, i fatti sono i seguenti:

ha scritto un libro per Mondadori: Gomorra. Gomorra parla delle tecniche che usa la camorra per infiltrarsi nel sistema economico nazionale e internazionale, di ragazzini che vengono tirati su come killer, di alcuni aneddoti che girano intorno a droga e violenza.
Gomorra ha venduto centimigliaia copie. (AltaInfedeltà ne ha una proprio qui, sotto la tazzina di caffè)
Questi scrittori qui scrivono su Il Mattino che è ora di ripensare (e ri-scrivere) Napoli in un altro modo, che non sia quello del Bronx metropolitano così marcio da farci sentire anime innocenti all’inferno.
In particolare
Questo scrittore qui
Antonio Pascale, (Il male che bagna Napoli) dice che i libri su Napoli spesso innescano la nascita di una retorica dell’Apocalisse. Che è molto facile allontanarsi dal male e rappresentarlo per sentirci migliori. Che bisognerebbe adottare un punto di vista meno morboso, meno osceno e rinunciare all’epica della criminalità.
Silvio Perrella, (Napoli bloccata dalla retorica dell’apocalisse)dice che La letteratura ha voluto, rispetto alla conoscenza sulla città, una funzione di supplenza. In mancanza di studi veri e propri, la letteratura ha praticato l’arte dell’intuizione”. Insomma dove sono i sociologi, gli antropologi, i criminologi, gli scienziati che studino i fenomeni della città?
Questo scrittore qui

Sergio De Santis, (Kamorreide e libri di consumo) dice che i camorristi reputano un punto d’onore essere citati in questo o quel libro. Diverso è se si colpisce un loro affare in corso: allora, come purtroppo sperimentò Giancarlo Siani, ti trovano e ti ammazzano sul serio” Purtroppo è vero, purtroppo è vero, purtroppo è vero.
Questa scrittrice qui
Antonella Cilento, (L’oleografia del male e i suoi danni) dice che nasce l’oleografia del male, fioriscono i presunti cantori della camorra, che invece di colpire il Sistema, senza volere - o volendo - lo elogiano. Che è pericoloso di questi tempi nascondersi dietro il male, è pericoloso creare martiri, non ne abbiamo bisogno.Che Per tornare a guardare Napoli bisogna viverla e lavorarci dentro, non osservarla da altre città o con gli occhi rivolti al desktop invece che alla strada.
Andrea Di Consoli, (Andare avanti dopo Saviano)dice che il realismo (…) ha un grande impatto emotivo, ma lascia le cose, e le persone, così com’erano in partenza. Il giochetto è semplice: basta puntare vitalisticamente il taccuino, gli occhi e le telecamere sugli zombi della camorra, e l'effetto pulp è garantito. Ma il convitato di pietra di queste discussioni è Roberto Saviano. Che la migliore Napoli, la Napoli della cultura, dell’intelligenza, della gentilezza e della legalità deve fare muro. Ovviamente contro la camorra quotidiana e contro i mariuoli, sia in cravatta che in jeans, ma purtroppo anche contro Saviano che, senza volerlo, ha dettato un canone ingombrante e tirannico.
Da un lato l’ex indiano da milioni di copie vendute, dall’altro gli scrittori che chiedono di andare avanti e di scrivere di una città che non è solo camorra e mandolino.
Chi ha ragione?
Altainfedeltà lo sa e ve lo dirà in questi giorni.
Ma intanto andate a sfogliare la vostra copia di Gomorra. E' lì, accanto a Tre metri sopra il cielo .
Amici e nemici di AltaInfedeltà,
Qualche tempo fa ho letto un libro di Martin Millar( Io Suzy e i Led Zeppelin) neanche un gran che di libro però carino, se siete un fan di una provincia qualsiasi del mondo e avreste tanto voluto andare a vedere i Led Zeppelin dal vivo. Insomma tra i vari problemi che questo protagonista ha(ovviamente dopo l'ossessione di limonare duro con Suzy) è la passione sfrenata per Buffy. Io non l'ho mai capita stà passione, quando lo davano il pomeriggio non l'ho mai guardato stò telefilm. Ma qualcosa è cambiato dentro me. Ieri ho guardato una puntata bellissima.
Sembra che sia stato revocato il permesso di lavoro di ventiquattro ore concesso a Erik Priebke.
Ho visto i migliori neuroni della mia generazione bruciati da StudioAperto.
Principianti.
Dopo Lucignolo, la mia quasi combustione e il coma ho fatto di tutto, ho preso le peggiori sbandate.
Dovevo riprovare quelle vibrazioni elettriche precedenti alla morte così la tv spazzatura era diventata la mia ossessione. Consumavo litri di caffè per tenermi sveglio e vedere, inutilmente, perché di notte danno tanti bei film e programmi interessanti.
Per fortuna c’è sempre canale5 e le repliche di StrisciaLaNotizia.
Eppure, vi dirò, sono molto deluso. Mi aspettavo grandi cose, scosse elettriche, fuochi di Sant’Antonio, attacchi di panico, dalla serata di ieri.
Mentana ce l’aveva promessa: come ha potuto tradirci?
Una fiction sulla strage di Erba aveva detto. Con tanto di dibattito in studio dopo.
Erba, ve la ricordate? I vicini igienisti che trucidano coppia di vicini, nonna, madre e figlioletto di due anni?
Ma non guardate
Comunque.
Ci aveva promesso una fiction. Una fiction. Una fottuta ricostruzione.
E dov’è?
Dov’è?
Va bene, hanno fatto vedere le dinamiche, ricostruito il racconto degli assassini, moralizzato sui loro sentimenti, spiattellato il loro passato, ma la fiction dell’assassinio dov’è?
Ok, hanno fatto fuori la madre e i vicini col coltellaccio e l’ho visto, ho preso nota.
Ma il bambino? Eh?
Dov’è il dovere di cronaca?
Dov’è la macellazione del bambino?
Sono molto deluso.
Ho anche scritto una email ai dirigenti mediaset per porre rimedio.
Cari/o dirigenti/e Mediaset/Berlusconi,
sono molto molto molto deluso.
Ritengo che l’unico modo per rimediare alla scandalosa mancanza sia un’altra puntata in studio dove portare un bambino di due anni e mostrare come sia stato macellato quello di Erba. Immagino che risponderete che i costi a cui dovreste andare incontro sono troppo impegnativi, lo capisco. Proprio per questo vorrei suggerirvi un’idea: utilizzando la tecnologia che avete per il Grande Fratello potreste accordarvi per montare telecamere permanenti in tutte le case in cui accadranno delitti efferati. ( Per gentile concessione degli assassini che ve lo faranno sapere prima in cambio di qualche comparsata a Buona Domenica). E una volta lì basta accenderle. Niente costi di fiction. Tutto dal vivo.
Lieto di esservi stato utile vi ringrazio per tutto l’intrattenimento che ci offrite e vi saluto
Hermann Kurzweill
Neurone disoccupato
Ecco. Perché la mia fedeltà non può essere compromessa da una piccola mancanza. Certo, non vedo l’ora che la concorrenza ci proponga Cogne.